Riflessioni civiche e interiori
Il 2 giugno, in Italia, si celebra la nascita della Repubblica. Nel 1946, dopo la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, gli italiani furono chiamati a votare con un referendum per scegliere tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica, e fu un momento storico di svolta: non solo per la forma di governo, ma per il senso profondo di partecipazione e rinascita civile che quel gesto racchiudeva.
Il termine res publica, di origine latina, significa “cosa pubblica”, ciò che appartiene a tutti e di cui tutti dovremmo prenderci cura.
Celebrare la Repubblica dovrebbe essere allora un’occasione per domandarci quanto ci sentiamo ancora parte attiva di questa “cosa pubblica”.
- Quanto ci riguarda davvero ciò che accade intorno a noi?
- Quanto ci sentiamo responsabili del mondo che stiamo contribuendo a costruire -o a lasciare andare?
Viviamo un tempo difficile, attraversato da ombre dense e spesso dolorose. Guerre, genocidi, fame e repressione avvengono sotto gli occhi di un’Europa troppo spesso silenziosa. La libertà d’espressione viene ostacolata in molti modi, e lo spazio del dialogo democratico si restringe, sostituito da slogan, da aggressività, da semplificazioni. Sui social impazzano reazioni violente e minacciose, dove chi prova a esprimere un pensiero critico rischia di essere zittito o deriso, per non parlare di ciò che avviene nella vita vera, dove l’esposizione di bandiere “non gradite” o voci che chiedono la Pace suscitano scandali mediatici, controlli e spesso censura..
“La più grande minaccia alla libertà è l’indifferenza.”
– W. Somerset Maugham
In questo clima, anche la partecipazione civile sembra perdere slancio. Sta per arrivare un referendum che riguarda i diritti dei lavoratori — uno dei pilastri di qualsiasi repubblica — ma l’informazione è scarsa, e in alcuni casi arriva persino l’invito a non votare, ad astenersi. Davvero possiamo permetterci di credere che ciò che non ci tocca direttamente, non ci riguardi? Che il silenzio sia più sicuro della scelta? Che non si possa cambiare nulla?
Dante, nel III canto dell’Inferno, riserva un posto speciale — e particolarmente desolante — agli ignavi: coloro che in vita non presero mai posizione, che non si schierarono, che lasciarono accadere senza mai assumersi la responsabilità di scegliere. Non sono degni né del cielo né dell’inferno. Vagano in una sorta di limbo eterno, senza identità né dignità.
E forse è proprio questa l’immagine che più ci può interrogare oggi.
Perché l’ignavia non è solo un fatto politico: è un atto interiore, un disimpegno dell’anima.
È il ritiro dalla propria possibilità di incidere nel mondo, è il lasciarsi vivere senza vivere davvero.
“Il mondo non sarà distrutto da quelli che fanno il male, ma da quelli che li guardano senza fare nulla.”
– Albert Einstein
Ogni volta che pensiamo “non mi riguarda”, “non serve a nulla”, “non ho potere”, stiamo alimentando questa forma di passività che disgrega il senso civico, la giustizia, la solidarietà. E anche noi stessi.
Essere cittadini non significa solo votare ogni tanto o rispettare le leggi. Significa chiederci che tipo di persone vogliamo essere. Se i nostri valori li viviamo ogni giorno, o solo quando non ci costano nulla. Se siamo capaci di coerenza, di coraggio, di cura non solo per noi, ma anche per il mondo in cui viviamo. Significa guardare in faccia la realtà e scegliere, anche quando è difficile, anche quando sembra inutile.
“In tempi di ingiustizia, prendere posizione è un dovere.”
– Martin Luther King Jr.
In questa giornata della Repubblica, il mio augurio è che ciascuno possa trovare un momento di silenzio e verità, per rientrare in contatto con il proprio lato più umano: quello che conosce il significato profondo del noi. E da lì, iniziare a chiedersi:
- Chi sono io nel mondo?
- In che modo contribuisco – nel piccolo o nel grande – a costruire o a distruggere, a ispirare o a indurire, ad agire o a voltarmi dall’altra parte?
Non esistono risposte giuste per tutti, ma esiste una responsabilità comune: quella di non smettere mai di porci le domande.


