Oggi si parla molto di crescita personale, spesso come se fosse un obiettivo da raggiungere, una destinazione finale in cui tutto sarà chiaro e risolto. Oppure ancora la si cita in ogni racconto che ci riguarda, ma senza specificare cosa comporta, come agiamo per perseguirla.
A volte ho il dubbio che sia una espressione che “fa figo“, ma vuota.
La mia personale verità è che la crescita personale non è un traguardo da tagliare: è un cammino quotidiano, fatto di scoperte, dubbi, passi avanti e talvolta indietro.
E’ uno stile di vita.
E’ un modo di pensare.
E’ una tensione che ci chiede di essere onesti e di impegnarci a migliorare.
Ogni giorno, ad ogni passo.
Crescere significa avere il coraggio di guardarsi dentro con onestà, accettando di mettere in discussione le proprie convinzioni e abitudini. Non si tratta di essere perfetti, ma di essere autentici.
Significa osservare i propri automatismi, chiedersi cosa ci fa davvero bene e perché compiamo certe scelte: sono frutto della nostra consapevolezza o semplici reazioni a schemi radicati?
Non è sempre un processo facile. A volte fa male, il più delle volte spaventa. Può essere stancante confrontarsi con le proprie ombre, scoprire parti di sé che preferiremmo ignorare. È proprio in questi momenti che la tentazione di rifugiarsi nel familiare, nel conosciuto, si fa più forte.
Ma la vera crescita avviene quando scegliamo di restare presenti, anche di fronte al disagio.
Quando smettiamo di cercare colpevoli esterni e iniziamo a chiederci: qual è la mia parte in tutto questo?
Non per giudicarci, ma per assumerci la responsabilità di ciò che pensiamo, diciamo e facciamo.
Per camminare su questa strada, ci sono alcune qualità interiori che diventano alleate preziose:
- Umiltà, per riconoscere che non sappiamo tutto di noi stessi e che c’è sempre qualcosa da imparare, ma anche per riconoscere e apprezzare le nostre risorse, così da poterle usare con naturalezza.
- Onestà, per guardarci dentro senza filtri, anche quando ciò che vediamo non ci piace.
- Coraggio, per affrontare le nostre paure e superare la tentazione di restare fermi nel conosciuto. Per rispondere al demone che dentro di noi ci dirà che non ne vale la pena o, ancor peggio, che non ne siamo capaci.
- Rispetto di sé e degli altri, per accogliere le fragilità senza giudizio, trasformandole in occasioni di crescita, sia le nostre, che quelle di chi ci circonda. L’altro è spesso un insegnante prezioso, che ci invita a osservare lati di noi che si manifestano sollecitati dalle nostre relazioni.
- Curiosità, per osservare la vita con occhi nuovi, pronti a scoprire cosa si cela dietro ogni emozione o reazione.
Anche io uso l’espressione “crescita personale”, ma a volte sento di banalizzare con una dicitura inflazionata, un sentire molto profondo, che trae nutrimento dai miei valori e dal cammino che faccio per passare da chi credo di essere, a chi sono davvero, a chi desidero diventare.


